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Il giardino delle Aloe - Un regalo prezioso.

Fino a Settembre 2008 la presenza di Aloe nei Giardini La Mortella non era particolarmente significativa. Come tutti i giardini del Sud, grandi gruppi di Aloe arborescens crescevano, oramai spontaneizzati, qui e là sulla collina. Nel corso degli anni erano state introdotte diverse specie: Aloe vera e ferox, un paio di A. marlothii, di plicatilis, la bainesii, le princeps, le striata, qualche gracilis, e qualche altro acquisto occasionale, come le tre polyphylla religiosamente tirate su da plantule da micropropagazione. In tutto arrivavamo si e no ad una dozzina di specie, che illuminavano il giardino con le loro fioriture invernali.
Poi un giorno di settembre ricevemmo una email da Carlo Riccardi, un appassionato collezionista di Lanuvio (Roma), che raccontava di essere costretto a trovare una nuova sede per la propria collezione di Aloe (più di 150 fra specie e varietà) raccolta in circa venti anni di ricerca, studio e passione, perché doveva lasciare il giardino in cui le coltivava.
Così egli offriva di regalare le sue piante alla Mortella. Naturalmente abbiamo accettato questo splendido regalo con molto entusiasmo, e gli abbiamo garantito che le sue piante qui avrebbero trovato una cornice degna della loro bellezza, la sicurezza per il futuro, cure costanti, il riconoscimento anche pubblico del valore della collezione e la possibilità per lui di venire a trovarle ogni volta che volesse. Ci siamo messi d’accordo per organizzare il trapianto ed il viaggio delle piante, che è avvenuto il 9 ottobre. In una giornata le Aloe sono state tolte da terra, messe in vaso o caricate a radice nuda su un furgone; la mattina dopo già alle 6 erano sul traghetto per Ischia e meno di 24 ore dopo essere state tirate fuori dalla terra erano ricoverate in tagliole e mastelli con le radici protette dal lapillo. Successivamente è iniziato l’impianto della collezione, che è tuttora in corso.
E’ una bellissima avventura, per la quale non saremo mai abbastanza grati a Carlo e a sua moglie Enrica. Privarsi di piante così amate, così a lungo accudite, deve essere stata una cosa dolorosa, e non facile. Ma la scelta che hanno fatto, generosa ed altruista, renderà possibile a molti godere del frutto della loro passione. Hanno aperto un nuovo orizzonte alle migliaia di persone che ogni anno visitano il giardino ed hanno voluto dare alle proprie piante le migliori condizioni possibili per vivere nel tempo, avviando una nuova tappa nella storia della propria collezione, che speriamo in futuro di ampliare ulteriormente. Ed ecco la storia della collezione, e del modo in cui ci è arrivata.
William's rock and Aloe

IL GIARDINO DELLE ALOE
di Enrica e Carlo Maria Riccardi

Queste note sulle Aloe non hanno la pretesa di essere un trattato botanico; non leggerete che il genere Aloe appartiene alla famiglia delle Asphodelaceae; non troverete nemmeno descrizioni sulla forma delle piante, delle radici o delle capsule dei semi: autori molto più esperti hanno già esaurientemente scritto a questo proposito. Leggerete, invece, i motivi che hanno spinto gli autori a cercare di ricreare, per quanto possibile, un luogo dove far crescere in libertà queste piante che evocano un paese lontano, affascinante, misterioso: l’ Africa. "Aloe tricolor flore rubro” e “Aloe africana caulescens foliis glaucis caulem amplectentibus”. Questo si poteva leggere sui cartellini delle due prime Aloe che intorno al 1695 approdarono in Europa provenienti da piante coltivate nei giardini della Dutch East India Company di Città del Capo in Sudafrica; oggi scriveremmo molto più semplicemente, grazie a Linneo, “Aloe maculata” e “Aloe arborescens”. <class="article-image" img style="margin-right: 5px; margin-bottom: 5px; margin-top: 5px; float: left; border-width: 0px;" title="Aloe in fiore" src="/images/stories/images/img_2267.jpg" alt="Aloe in fiore" width="340" height="510" />Ma la storia dell’ Aloe era cominciata molto prima, merito delle sue proprietà medicamentose. Riferimenti all’ Aloe, probabilmente A. vera, si trovano su tavolette sumere e templi dell’antico Egitto e proprio su un antico papiro datato intorno al 1550 a.C.compaiono le prime ricette somiglianti a formule magiche. Non è questa, però,la sede per approfondire questo aspetto, comunque da non sottovalutare. Tornando al più recente 1695, passarono ancora molti anni prima che le esplorazioni di carattere botanico prendessero piede, ma dalla fine del 1800 ad oggi, tutto il continente africano ha svelato i suoi tesori. Baker, Schonland, Pole-Evans, Reynolds e più recentemente S. Carter e J. Lavranos, per citarne solo alcuni, si sono impegnati a ricercare e descrivere Aloe e succulente sconosciute.
Come già detto, il nostro scopo era quello di ricreare le condizioni migliori per far crescere le nostre Aloe. Tutti coloro che coltivano piante succulente sanno quanto sia importante conoscere l’esatta località di provenienza di una varietà, per potergli garantire il clima che preferisce: più secco (A. striata, A suzannae) o più umido (A.bellatula, A. haemantifolia). Per quanto riguarda le Aloe, queste crescono praticamente in tutto il continente africano, isole limitrofe comprese (A. aldabrensis dalle isole Seychelles, A. macra dalle isole Reunion) e nella penisola arabica (A. tomentosa, A. fleurentinorum) e i loro habitat sono praticamente tutti: il deserto della Namibia (A. pillansii),le coste a clima mediterraneo del Sudafrica (A. mitriformis), le alture tropicali (A. tauri, A. zebrina si trovano intorno ai 1800 metri ) e se ciò non bastasse, sappiate anche che ci sono Aloe che crescono su pareti perfettamente verticali (A. corallina, A. hardyi) e altre che in inverno sopportano di essere coperte dalla neve (A. polyphylla). A questo punto qualcuno avrebbe preferito lasciar perdere e limitarsi alla coltivazione in vaso; ma noi accettammo la sfida; d’altra parte, se fosse stato facile, non sarebbe stato così interessante sognare un giardino tutto di Aloe.
Comunque, grazie all’esperienza decennale di coltivazione e lo scambio di informazioni con altri appassionati (come gli amici dell’ A.Di.P.A. - sez. Lazio), siamo giunti alla conclusione che questo genere di piante si adattava a crescere ottimamente anche alle nostre latitudini, con ogni tipo di terreno e sopportando ogni cura, inclusi i tormenti che noi appassionati riserviamo alle nostre piante tra rinvasi, esperimenti, ecc. Avemmo occasione di vedere una A. maculata, splendida, in un terrazzo torinese, una A. vera enorme in un vaso con un pugno di terra, A. striatula fiorita in febbraio, all’aperto da queste parti. Chiaramente la nostrapassione per un genere così versatile anche per forme e dimensioni, dalle enormi A. excelsa, alle minuscole A. bowiea, passando attraverso le spinose A. ferox, non poteva essere confinata all’interno dei vasi sul nostro balcone, ma meritava di svilupparsi in piena terra. Per fortuna i miei genitori abitavano in campagna e ci offrirono il loro giardino. Così scegliemmo il posto e realizzammo una struttura a tunnel con telo di copertura in politene, lasciando aperte le parti laterali. La preparazione del terreno non richiese particolari alchimie in quanto il giardino si trova nel territorio dei Castelli Romani, a circa 40 km. a sud di Roma, colline di origine vulcanica dal terreno molto fertile, ricco di potassio, poroso ed ben aerato. Aggiungemmo, più per eccesso di zelo, del fertilizzante a lenta cessione N:P:K=8:20:24, del disinfettante-insetticida generico granulare e lavorammo il terreno con una motozappa, sino alla profondità di circa 30 cm. Le erbe spontanee furono asportate manualmente: in breve tempo le nostre Aloe ebbero un posto ove crescere liberamente. Una volta messe a dimora in primavera, le Aloe più grandi (A. ferox, A. littoralis) ebbero problemi di adattamento dovuti molto probabilmente alla difficoltà di ricreare il sistema radicale danneggiato. Le annaffiature settimanali e le miti temperature (in inverno raramente scendono sotto lo zero e in estate arrivano a poco più di 30 gradi; nel Gennaio 2004 la temperatura minima è scesa fino a – 6° durante la notte senza provocare danni rilevanti ) contribuirono ad un generale ottimo avvio del giardino e già in estate qualche Aloe ringraziava proponendo la propria fioritura (A. jucunda, A krapoliana v. dumoulinii). Da gennaio, malgrado la siccità invernale cominciata a novembre e il conseguente aspetto rinsecchito, le Aloe incominciarono progressivamente a fiorire (nell’ordine: fiori rosa per A. microstigma, delicati fiori rossi per A. pictifolia,classici fiori rossi pruinosi per A. variegata, fiori rosa chiaro con impercettibili sfumature gialle per A. prinslooi, fiori decisamente arancioni per A. ammophila). L’invadente A. maculata (saponaria) emise due steli fioriferi imponenti e iniziò ad emettere polloni; dalla ripresa delle annaffiature, a marzo, ogni giorno portava la scoperta di una Aloe pronta a fiorire: il giardino era partito e noi soddisfatti!

Tutto questo avveniva nel 2003.

Il trasferimento in piena terra della nostra collezione di aloe, la pianificazione dell’operazione, la scelta del posto, la messa in opera della copertura, la preparazione del terreno e, da ultima, la piantumazione delle aloe, ci aveva impegnato molto, soprattutto fisicamente, ma noi avevamo realizzato il nostro sogno: creare un intero giardino a loro dedicato, il giardino delle aloe. Carlo, Enrica e Priscilla RiccardiLe piante ci ringraziavano con una crescita sana e robusta e, soprattutto, donandoci fioriture dai mille colori durante tutte le stagioni.
Nel corso degli anni successivi, le aloe che accestivano o i molti fiori che andavano a frutto, ci diedero modo di regalare i polloni e i semi a diversi appassionati o collezionisti di piante succulente: stavamo riuscendo a diffondere un genere botanico di cui sono più noti e reclamizzati i principi farmaceutici che la bellezza delle piante e dei fiori. Ma, come molte volte succede con i sogni più belli, ci fu un amaro risveglio: nel  2008 dovemmo lasciare quella casa giardino e fummo costretti a “ripensare” il giardino delle aloe in un’altra realtà, in un nuovo contesto.
Molte le idee e le ipotesi per una nuova soluzione che hanno occupato i nostri pensieri: tutte sono state affrontate in maniera serena e approfondita, valutandone attentamente i pro e i contro, ma ad ognuna mancava qualcosa o non riusciva a concretizzarsi per un nonnulla. Ad un certo punto, quando sembrava che la situazione di stallo in cui ci trovavamo non avesse via di uscita, la strada giusta ha cominciato a delinearsi all’orizzonte soprattutto perché avevamo cambiato modo di concepire il “nuovo” giardino delle aloe: non pensavamo più a ciò che avremmo voluto “per noi” ma abbiamo deciso di pensare a cosa era meglio per “loro”.
Nel momento in cui abbiamo deciso che il benessere delle aloe era prioritario, il trasferimento della collezione presso il giardino “La Mortella “di Forio d’Ischia è diventata una magnifica realtà ed è quanto di meglio potevamo sperare per queste affascinanti, stupende piante. Il nostro ringraziamento va a Lady Walton, creatrice del giardino, ad Alessandra Vinciguerra, direttrice responsabile dei giardini ed alla Fondazione William Walton e La Mortella, proprietaria degli stessi, per l’impegno verso la conservazione e la tutela delle piante contenute in questo “reale” angolo di paradiso: sono loro che garantiranno al nostro sogno di continuare.

RINGRAZIAMENTI

Grazie a Priscilla, a Gaetano Palisano per i consigli e per tutto il resto, a Jole e Giampietro che hanno rivisto il testo, ai soci Cactus & Co. della sez. Lazio che sopportano le nostre “verdure”: aloe, gasterie, haworthie.Impianto giardino aloe

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